La storia. A Noto nasce una nuova famiglia religiosa Massimiliano Casto mercoledì 5 giugno 2019

Approvato dal vescovo diocesano monsignor Antonio Staglianò, lo statuto dei “Piccoli frati e piccole suore di Gesù e Maria”. Contemplazione e servizio di carità, dalla parte degli ultimi.

Vivere il Vangelo nelle situazioni quotidiane, di ogni giorno. Tradurlo in fatti concreti, nella verità. Mettersi al servizio dei fratelli, soprattutto i più bisognosi, gli ultimi. Dai detenuti, ai malati, ai migranti. È lo stile di vita, la scelta che anima, nella sequela di Gesù, la comunità dei “Piccoli frati e piccole suore di Gesù e Maria”, che dopo un primo via libera, ad experimentum, cinque anni fa, ora ha ricevuto l’approvazione diocesana dal vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò. Riconoscere chi ne fa parte non è difficile: indossano infatti un saio di stoffa ruvida con uno scapolare di color sabbia. Una scelta non casuale perché la comunità abbina, per così dire una doppia appartenenza, una contemplativa “carmelitana”, l’altra più vicina alla scelta di vita povera, sulla strada, dei primi francescani.

Dal pub alla sequela di Cristo

La radice del gruppo nasce dall’intuizione di fra’ Volantino Verde, al secolo Corrado Giunta con un passato di piccolo imprenditore (è stato anche proprietario di un pub), cambiato dall’incontro con Gesù, a 26 anni. Nasce da lui il primo nucleo comunitario, con la presentazione nel 2000 all’allora vescovo titolare di Noto monsignor Giuseppe Malandrino di una bozza di regola primitiva. Dal 2010 al 2015 tutti i membri della comunità – tra cui il servo generale fra’ Volantino e la cofondatrice suor Veronica Maria Fittante – hanno perfezionato la loro formazione. In particolare il fondatore si è laureato in teologia alla Pontificia Università Lateranense e su consiglio di monsignor Staglianò ha perfezionato lo statuto con la supervisione dell’ex rettore della Gregoriana padre Gianfranco Ghirlanda.

Dopo un’esperienza non riuscita in un’altra diocesi siciliana, il 30 maggio 2014 c’è stata la prima approvazione diocesana ad experimentum del loro Statuto mediate un decreto di monsignor Staglianò con le diciture tecnico-giuridiche volute dalla Santa Sede. Il resto è storia di stretta attualità con l’approvazione di una comunità che oggi conta circa 40 consacrati, quotidianamente al servizio di ammalati, poveri, emarginati, detenuti, emigranti. Tra le altre cose gestiscono anche la mensa “San Corrado” di Noto dove, quotidianamente, preparano pasti caldi per i poveri e i camminanti di Noto.

La comunità è infatti basata non solo sulla povertà radicale, ma anche sull’azione itinerante per le strade, attraverso la quale cerca di evangelizzare le persone con cui entra in contatto. Abita in ex conventi e in altri luoghi concessi dalle diocesi con un unico luogo comune denominato “cenacolo”, in cui frati e suore che per il resto vivono separatamente, si riuniscono una volta a settimana per condividere la preghiera, i pasti e le esperienze spirituali.

La soddisfazione di Staglianò

Il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò
Il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò

«Con gioia – spiega monsignor Staglianò – ho approvato lo Statuto dei Piccoli Frati e Piccole Suore di Gesù e Maria dopo anni di experimentum, il Signore sta benedicendo il loro cammino di perfezione cristiana che li vede assidui nella preghiera, desiderosi di annunciare il Vangelo attraverso una forma itinerante di evangelizzazione, non saltuaria, ma quotidiana, sempre in mezzo alla gente e trai più poveri, nell’obbedienza a quanto Papa Francesco chiede per la “Chiesa in uscita” che non deve diventare una bella immagine per rinnovare le nostre prediche, ma è anzitutto testimonianza di vita».

Fonte: Avvenire.it

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