La “Bella storia!” dell’Oratorio estivo anima Milano

In Piazza Duomo l’Incontro diocesano degli animatori, con consegna del mandato da parte dell’Arcivescovo. Al centro della proposta della Fom un invito ai ragazzi a valorizzare i propri talenti, «perché la vita di ciascuno è qualcosa di speciale», dice don Stefano Guidi

di Claudio URBANO. “Chiesa di Milano”

oratorio Cropped
PH: Chiesa di Milano

Venerdì 17 maggio, dal pomeriggio alla sera, piazza Duomo a Milano sarà teatro del tradizionale Incontro diocesano degli animatori dell’oratorio estivo, a cui l’Arcivescovo consegnerà il mandato (il programma nel box a sinistra).

Nella prossima estate un percorso alla scoperta dei propri talenti accompagnerà i ragazzi. Ogni settimana, attraverso i segreti di una disciplina artistica diversa – dalla pittura alla scultura, dalla musica alla scrittura, fino alla fotografia -, cinque artisti speciali, che si sveleranno via via essere santi del nostro tempo – madre Teresa di Calcutta, Gianna Beretta Molla, padre Pino Puglisi, Francesca Saverio Cabrini e Piergiorgio Frassati – porteranno i ragazzi in una immaginaria accademia d’arte, mostrando come hanno messo in gioco e scambiato i propri talenti, vivendo una vita a regola d’arte. «Bella storia!» potranno dunque esclamare i ragazzi, pensando alle vite di questi artisti-santi, ma soprattutto, attraverso i loro racconti, direttamente alla propria vita. Non a caso questa esclamazione tipica del mondo giovanile è stata scelta come titolo dell’oratorio di quest’anno.

«Una “bella storia” è infatti la storia dell’oratorio estivo, ma anche quella di ciascun ragazzo, quando si sente coinvolto e protagonista di una bella esperienza – spiega don Stefano Guidi, direttore della Fondazione degli oratori milanesi (Fom) e responsabile del Servizio diocesano per l’Oratorio e lo Sport -. Il talento è l’immagine con cui vogliamo esprimere e raccontare ai ragazzi che la vita di ciascuno è qualcosa di speciale, di originale, che ciascuno di noi è un dono, una benedizione». Si completa così il percorso educativo seguito negli ultimi due anni in estate da tutti gli oratori lombardi, iniziato con il racconto della creazione («Detto fatto») e continuato, l’anno scorso, guardando a come Dio è sempre presente e interviene nella vita quotidiana («All’opera!»). «Ora – continua don Guidi – i ragazzi possono scoprire, all’interno della storia e della vita di tutti i giorni, di essere loro stessi un dono, una benedizione. Possono dire: “Io sono un talento”».

Perché l’oratorio punta su questo messaggio? «Innanzitutto perché questa è una verità della vita che ciascuno, attraverso uno sguardo sulla propria esperienza, ha bisogno di sentirsi dire», sintetizza don Guidi, che sottolinea l’importanza di questo messaggio soprattutto in un contesto faticoso e inquieto come quello attuale: «Cresce una solitudine personale e affettiva, ma anche vocazionale, con l’idea, che dagli adulti passa ai ragazzi, che bisogna costruirsi da soli la propria vita. Vogliamo comunicare invece che Gesù ha un messaggio positivo, di grande incoraggiamento e di senso, che mette tutto in una luce diversa. Ai ragazzi diciamo che c’è una comunità che li accompagna, che li aiuta a esprimere al meglio ciò che hanno dentro».

Una comunità, quella dell’oratorio, che molti bambini hanno l’opportunità di conoscere proprio nelle prime settimane estive, quando termina la scuola. «Non deve sorprenderci o scandalizzarci il fatto che, soprattutto in estate, l’oratorio si riempia a partire da un bisogno come quello delle famiglie – sottolinea il direttore della Fom -. Abbiamo capito infatti che l’oratorio deve essere anche questo, che deve rispondere al bisogno educativo di un territorio. Possiamo constatare che, nel contesto sociale di oggi, non sempre si conoscono l’oratorio e le sue finalità educative, per cui l’oratorio stesso può fare fatica a comunicarle. Ma il fatto che continui a essere frequentato dice, più che un punto di debolezza, un punto di forza. Mostra di essere un ambiente aperto, accogliente, dove tutti si sentono coinvolti anche senza una particolare richiesta di impegno o di frequenza, di cui tutti, poco o tanto, si possono sentire partecipi. È da questo punto di forza che possiamo poi partire per altri discorsi, per altri cammini».

Un oratorio, dunque, che vuole rispondere ai bisogni del proprio tempo e che per questo sente l’esigenza e non ha paura di ridefinirsi. È questa l’intuizione da cui parte il percorso di “Oratorio 2020”, il cammino, iniziato già in questi mesi, che vuole dare agli oratori ambrosiani una prospettiva per i prossimi dieci anni. Le riflessioni raccolte finora, condivise nel febbraio scorso in un’assemblea a cui hanno partecipato oltre mille delegati dagli oratori, verranno rielaborate e presentate in una proposta pastorale che guiderà il percorso dell’anno prossimo. «A ogni oratorio chiederemo di riprendere in mano il proprio progetto educativo e di individuare una direzione, di fare una scelta di prospettiva verso cui procedere», conclude don Guidi.

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