Nel campo profughi. Mattarella in Giordania: «Modello d’accoglienza»

Luca Liverani mercoledì 10 aprile 2019

Il presidente ha visitato il campo dei profughi siriani a Zaatari e, ad Amman, l’Arsenale dell’incontro del Sermig di Olivero

Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, con la figlia Laura ieri in visita al campo profughi di Zaatari, in Giordania (LaPresse)
PH: Avvenire.it

«Alla Giordania va la sincera ammirazione dell’Italia per il ruolo che svolge nell’accoglienza dei profughi siriani. L’organizzazione di questo campo profughi è un’esperienza straordinaria, è davvero una città con assistenza e servizi di prim’ordine. È l’esempio di come va gestito un campo profughi». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella spende parole importanti per lodare l’enorme sforzo di assistenza ai profughi che costituiscono oltre un quarto della popolazione locale. Parole che suonano anche come un messaggio di accoglienza, in un momento in cui in Italia e in Europa rimbombano parole d’ordine di chiusura. Mattarella è in Giordania per una visita ufficiale di tre giorni e come prima tappa sceglie proprio il campo profughi siriano di Zaatari, a 40 chilometri dal confine siriano.

Il campo è uno dei più grandi al mondo con i suoi 80mila residenti, di fatto la quarta città della Giordania, grande come Varese o Caserta. «Il Regno di Giordania – aggiunge il Presidente – rappresenta un punto di solidarietà e serenità fondamentale nel Medio Oriente». Il capo dello Stato conferma l’impegno finanziario dell’Italia nel sostegno internazionale del centro e aggiunge di avere «la speranza che l’aiuto sia intensificato». E spiega di avere «grande ammirazione per come la cooperazione giordana e l’Onu hanno organizzato un campo così grande».

Zaatari è stato aperto nel 2012 ed è cresciuto via via nel tempo con l’aggravarsi della crisi siriana. Tra profughi palestinesi, iracheni, sudanesi, so- mali, yemeniti e naturalmente siriani, la popolazione giordana ha una media di rifugiati di uno su quattro, su quasi 10 milioni di abitanti, almeno 2,5 sono rifugiati. Il campo, gestito dall’Acnur e dal governo giordano, è finanziato da diversi Paesi, in primis Stati Uniti, e anche dall’Italia.

Allestito nel 2012, agli inizi della crisi siriana, il campo è via via cresciuto diventando oggi, dopo oltre 7 anni, una sorta di città. Uno sforzo umanitario gigantesco che, seppur aiutato dalle organizzazioni internazionali, sta oggi mettendo in difficoltà il Regno Haschenita. Il Paese insieme al Libano ospita il maggior numero di rifugiati in proporzione alla popolazione, fra cui quasi 700 mila siriani registrati (dei quali il 51% bambini), 63.581 iracheni (32,9% bambini) e oltre 2,1 milioni di palestinesi a lunga permanenza, secondo l’Unicef.

Il capo dello Stato trova il tempo anche per visitare alla periferia di Amman l’’Arsenale dell’Incontro’ del Sermig di Ernesto Olivero che, dice Mattarella, «unisce la Giordania e l’Italia. Ma qui c’è qualcosa di molto più grande: qui si vede quello che unisce tutte le donne e gli uomini del mondo, raccogliere il meglio dei sentimenti e della convivenza del mondo». La struttura si occupa di assistenza e istruzione per minorenni disabili, sia cristiani che musulmani. «Le persone sono tutte diverse le une dalle altre e le diversità vanno capite e valorizzate».

Fonte: Avvenire

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