Per riavvicinare le persone lontane

· Domenica la visita pastorale nella parrocchia di San Crispino da Viterbo a Labaro ·

Riparte da Labaro, alla periferia nord di Roma, in zona Prima Porta, il dialogo di Papa Francesco con le parrocchie della sua diocesi: a dieci mesi dalla visita pastorale alla comunità del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi, dove si era recato il 6 maggio scorso, il Pontefice ha scelto quella di San Crispino da Viterbo, nel quindicesimo municipio, per celebrare la messa e salutare le varie realtà locali nel pomeriggio di domenica 3 marzo.

In questo quartiere dell’agro romano, sorto a ridosso del Tevere lungo la via Flaminia, all’altezza del Grande raccordo anulare, vivono seimila persone, che attendono con entusiasmo l’arrivo del loro vescovo, trentasei anni dopo l’incontro con Giovanni Paolo II. Il 28 marzo 1983 infatti Papa Wojtyła visitò la parrocchia intitolata all’umile cappuccino viterbese che il 20 giugno 1982 era stato il primo santo canonizzato dal Pontefice polacco. Da allora il mondo è cambiato, così come sono mutate le forme di povertà che affliggono le periferie cittadine, ma San Crispino continua a essere un punto di riferimento per tutto l’abitato che gravita intorno a via Offanengo.

Una presenza che risale al 1973, quando la parrocchia fu eretta con decreto del cardinale vicario Poletti e affidata alla cura pastorale del clero diocesano. L’attuale complesso è stato invece inaugurato nel 1990 e dal 1° settembre 2016 il parroco è don Luciano Cacciamani. «C’è molto fermento e un grande desiderio di incontrare Papa Francesco. Tutti — confida il sacerdote — stanno dando una mano per rendere la nostra casa più accogliente. Per noi è un segno di incoraggiamento a fare sempre di più e a non sentirci isolati. Sarà anche una buona occasione per riavvicinare alla fede alcune persone che ne sono lontane».

Per questo San Crispino intende presentarsi al vescovo di Roma con semplicità: «così come siamo — spiega don Cacciamani — anche con le nostre criticità, cui facciamo fronte con speranza, ispirati dall’allegria del nostro santo patrono che esortava a guardare alle situazioni penose senza musi lunghi ma con un inesauribile senso dell’humor».

Del resto a Labaro «la crisi economica e la conseguente mancanza di lavoro gravano sulle famiglie — rivela il parroco — ed è elevata la presenza di senza fissa dimora attorno alla stazione di Prima Porta che trovano rifugio sotto i ponti delle arterie stradali». Ma in parrocchia c’è chi si occupa di loro: a cominciare dai volontari di Sant’Egidio che ogni primo martedì del mese preparano circa 2000 panini per i più bisognosi.

Dal lontano 1982 la comunità rappresenta un approdo sicuro per chi è in difficoltà: poveri, disabili, malati. Nei locali della sede in via delle Galline Bianche, due volte la settimana è attivo un doposcuola per bambini delle elementari, noto come “scuola della pace”, che accoglie i piccoli del quartiere, stranieri e italiani, aiutandoli nei compiti, ma anche in attività di integrazione. Inoltre una volta alla settimana la Sant’Egidio organizza un corso di pittura per i disabili che esprimono nel disegno le loro impressioni su fatti di attualità; poi ogni anno i dipinti vengono esposti nelle strutture didattiche del quartiere. Ancor più indietro nel tempo risale la presenza del gruppo del volontariato vincenziano, che opera nelle situazioni di disagio sociale del territorio, attraverso la distribuzione, i primi martedì e mercoledì del mese, di pacchi alimentari, capi di abbigliamento, articoli per l’infanzia, materiale didattico e coperte. Inoltre tutti i venerdì pomeriggio esso è presente nel centro di ascolto parrocchiale, che si autofinanzia con piccoli mercatini di beneficenza, avvalendosi della collaborazione del banco alimentare e dei servizi sociali municipali. In tal modo si riesce ad assistere una settantina di famiglie italiane e oltre 50 extracomunitarie: immigrati provenienti per lo più dal Bangladesh, dal Marocco, dalla Siria, dall’Albania, dunque di fede musulmana, oltre che romeni e una numerosa comunità filippina.

Tra le altre realtà presenti a San Crispino, ci sono infine il Rinnovamento nello Spirito santo, il Gam (Gioventù ardente mariana), il gruppo ministranti e l’oratorio per i bambini, attivo dal 1997; mentre i ragazzi del post-cresima vivono l’esperienza proposta dalle tre comunità del Cammino neocatecumenale.

Per preparare al meglio l’atteso appuntamento con Francesco, in molti hanno partecipato, lunedì scorso, alla preghiera per la pace secondo le intenzioni del Pontefice, e a poche ore dal suo arrivo, venerdì 1° marzo, all’adorazione eucaristica orientata da alcuni brani scritti dal Santo Padre, che è già stato da queste parti: nel 2013, il 26 maggio, nella prima parrocchia romana visitata all’inizio del pontificato, quella confinante dei Santi Elisabetta e Zaccaria; l’anno dopo, il 7 gennaio, a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per ammirarne il presepio vivente; e poi nel 2016, il 2 novembre, per celebrare messa al cimitero Flaminio nella commemorazione dei fedeli defunti. (gianluca biccini)

“L’osservatore Romano”

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