Nuove sanzioni statunitensi contro Maduro

Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a sei alti responsabili della sicurezza venezuelana vicini a Nicolás Maduro per aver bloccato l’ingresso degli aiuti umanitari. Lo hanno reso noto fonti ufficiali. Al tempo stesso, l’inviato speciale degli Usa per il Venezuela, Elliott Abrams, ha escluso un intervento militare nel paese dopo i commenti in senso contrario da parte della Russia.

Una donna e una bambina venezuelane  in un accampamento  per profughi in Brasile (Afp)
PH: L’osservatore Romano

Da Mosca, intanto, il ministro degli esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov, dopo un incontro con la vice di Maduro, Delcy Rodríguez, ha ribadito che il Cremlino continuerà a garantire assistenza al Venezuela. Mosca ha già inviato 7,5 milioni di tonnellate di farmaci e ha in programma la spedizione di altri aiuti, ha spiegato il capo della diplomazia russa precisando che in gennaio sono state consegnate alle autorità del Venezuela circa 30.000 tonnellate di grano. Da parte sua Rodríguez ha spiegato che la compagnia petrolifera statale Pdvsa si appresta a trasferire il suo quartier generale europeo da Lisbona a Mosca. Intanto la Chiesa venezuelana continua a mobilitarsi a sostegno della popolazione che vive una grave crisi. Una processione religiosa «della fede e della speranza per la vita» si è svolta ieri a San Cristóbal, città nello stato di Táchira, al confine con la Colombia. A promuoverla è stata la diocesi locale «per incoraggiare la preghiera per la pace, la giustizia, la libertà e la riconciliazione». «Siamo noi il vero aiuto umanitario», ha scritto il vescovo di San Cristóbal e vicepresidente della Conferenza episcopale venezuelana Mario del Valle Moronta Rodríguez sul sito della diocesi. «Il vero aiuto umanitario, che non può essere frenato o distrutto dal fuoco né fermato da nessuno, è il nostro», ha aggiunto tornando a invocare la riapertura delle frontiere, chiuse da Maduro, per bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari. «La missione urgente è la riconciliazione», poiché «sfortunatamente c’è molto odio e rabbia, con desideri di vendetta e rappresaglia», ha continuato il vescovo.

“L’osservatore Romano”

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