La relazione. Crollano gli sbarchi ma non le domande di asilo

Avvenire.it Antonio Maria Mira sabato 2 marzo 2019

Gli immigrati continuano ad arrivare su altre rotte, come denunciato nell’ultima relazione dei Servizi segreti. Nel 2018 il Governo Conte ha risparmiato sull’accoglienza poco più di 80 milioni

Crollano gli sbarchi ma non le domande di asilo. A conferma che gli immigrati continuano ad arrivare su altre rotte, come denunciato nell’ultima relazione dei Servizi segreti. I dati sono molto chiari e smentiscono le recenti dichiarazioni trionfalistiche del ministro Salvini. Anche sulla riduzione della spesa per l’accoglienza che cala pochissimo, molto meno di quanto previsto dalla manovra economica, con possibili ripercussioni sulle coperture. I dati ufficiali sono chiarissimi.

A fronte di appena 115 persone sbarcate nel gennaio 2019, ci sono state 3.409 richieste di asilo. Rispetto a dicembre 2018 si assiste ad un dimezzamento degli sbarchi (-57%) ma, parallelamente, ad una crescita delle domande di protezione internazionale (+19%). Nell’arco degli ultimi 12 mesi le domande di asilo non sono diminuite proporzionalmente al “crollo” degli sbarchi. Anzi il contrario. Complessivamente nei primi 8 mesi del Governo giallo-verde l’Italia ha ricevuto oltre 29mila richieste di asilo, a fronte di 10mila sbarchi: tre volte tanto. Se nel 2018 il valore medio mensile delle persone sbarcate era di 1.946, nello stesso periodo in valore medio mensile delle domande di asilo si attestava a ben 4.539. Quasi 2.600 persone in più giunte su altre rotte.

Numeri ufficiali del ministero dell’Interno. Un evidente contraddizione con quelli parziali comunicati anche due giorni fa da Salvini. Lo denuncia il rapporto “Asilo: la distanza tra “le parole” e “i fatti””, elaborato dagli esperti della cooperativa InMigrazione. “Se è vero che gli sbarchi sono stati fermati – spiega il presidente Simone Andreotti – è difficile affermare che questo abbia bloccato nella stessa misura l’arrivo di persone che richiedono protezione internazionale in Italia e, quindi, il business dei trafficanti di esseri umani, che hanno evidentemente aperto e rafforzato altre rotte”.

Lo conferma il dato sulla nazionalità dei richiedenti asilo. Se prima dell’estate erano principalmente i cittadini nigeriani a presentare domanda di asilo, a seguito del potenziamento degli accordi Italia-Libia, questo “primato” è passato ai pakistani. I primi arrivano coi barconi, i secondi su altre rotte, soprattutto quelle balcaniche o da Grecia e Turchia. Delle quali il ministro non parla mai.

Da notare come ad agosto ci sia stata una flessione importante delle domande di asilo (-91% rispetto a Luglio 2018), mentre a settembre le domande di asilo sono subito cresciute (+27% rispetto al mese precedente). Un “indizio” che sembra rafforzare l’idea che con la chiusura della “rotta libica”, sia bastato poco tempo ai trafficanti per aprirne e rafforzarne di nuove. Proprio come denunciato dai nostri Servizi segreti. Eppure, denuncia il rapporto, l’azione di Governo tanto sbandierata doveva “bloccare il business dei trafficanti di esseri umani, che organizzano i pericolosi “viaggi della speranza”; arginare l’immigrazione in Italia; diminuire drasticamente i costi dell’accoglienza”. Ma neanche quest’ultimo obiettivo è stato raggiunto.

La diminuzione dei posti in accoglienza a gennaio 2019 rispetto a gennaio 2018 si è fermata infatti a un -28%, mentre la diminuzione degli sbarchi nello stesso periodo è stata di oltre il 96%. Ancora una volta la conferma che la chiusura dei porti e il contrasto alle Ong ha pagato poco. Infatti il crollo degli sbarchi influenza relativamente i numeri dell’accoglienza in Italia. E i costi. A fronte del risparmio sui conti pubblici dell’accoglienza stimato dal Governo in 1 miliardo e 540 milioni di euro come previsto nell’ultima Legge Finanziaria, il risultato appare ancora molto modesto. Nel primo mese del 2019 il risparmio rispetto al mese precedente è stato di appena 5,2 milioni di euro, appena lo 0,33% della stima. Complessivamente nel 2018 il Governo Conte ha risparmiato sull’accoglienza poco più di 80 milioni di euro, appena il 5% di quanto preventivato.

“Tenendo conto che questo presunto risparmio è stato inserito nella Legge Finanziaria – scrive InMigrazione – questa ennesima distanza tra “le parole” e “i fatti” del Governo potrebbe avere pesanti ripercussioni sul nostro Paese”. Soldi in meno per coprire soprattutto promesse di Salvini sul fronte della sicurezza. Proprio partendo da questa distanza InMigrazione lancia #DAIFATTIALLEPAROLE, un crowdfunding per realizzare il primo Osservatorio permanente sulle politiche governative in tema di protezione internazionale, per monitorare costantemente le scelte del Governo Conte sull’immigrazione. (https://www.inmigrazione.it/it/dossier/governo-ti-teniamo-docchio-dai-fatti-alle-parole).

“A frasi come: “la pacchia è finita”, “prima gli italiani”, “fermiamo i falsi profughi” – spiegano – è necessario e urgente rispondere con numeri e dati, in modo indipendente e non ideologico, cercando di riportare il dibattito e le scelte della politica sui fatti”. E questo avverrà elaborando e comunicando dossier, organizzando conferenze stampa, convegni e infografiche chiare e di impatto da diffondere sui social e sui media. Per sostenere l’iniziativa è possibile: donare on-line con Paypal o carta di credito (https://www.inmigrazione.it/it/dossier/governo-ti-teniamo-docchio-dai-fatti-alle-parole); fare un bonifico bancario a favore di In Migrazione SCS (codice IBAN IT59Q0335901600100000133340 con causale: “Dai fatti alle parole”).

Avvenire.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *