Il Messaggio dell’Arcivescovo alla Diocesi in apertura del percorso ORATORIO 2020

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PH: Arcivescovo di Milano

A tutti i presbiteri e i diaconi della diocesi di Milano, specie a coloro che si sfiancano e si struggono perché l’oratorio corrisponda alla sua missione.

A tutti i consacrati e alle consacrate che vivono il loro servizio pastorale nella diocesi di Milano, specie a coloro che consumano le ginocchia e la voce, il pensiero e il cuore per annunciare il Vangelo alle giovani generazioni.

A tutti i laici, uomini e donne che hanno ruoli educativi nelle comunità della diocesi di Milano, specie a coloro che traboccano di gratitudine per l’oratorio della loro giovinezza e si affliggono di preoccupazioni pensando all’oratorio del futuro.

A tutti i giovani e gli adolescenti che si ritrovano in oratorio, specie a quelli che hanno tanta stima di sé da pensare che possono rendersi utili ai coetanei e ai più piccoli.

A tutti i genitori, da quelli di famiglie italiane dai tempi di Carlo Cudega a quelli di famiglie appena arrivate in Italia, specie a quelli che vivono la loro vocazione educativa come uno slancio e un cruccio, come una grazia e una frustrazione.

A tutti i fedeli della diocesi di Milano.

 

 

Le scarpe, come forse sapete, servono per camminare. Con le scarpe si può camminare senza bagnarsi i piedi anche se piove, senza ferirsi anche quando per strada ci sono sassi appuntiti.

È normale che a un certo punto un ragazzo senta le scarpe strette: significa che sta crescendo. Sarà necessario provvedere a cambiare le scarpe perché il giovanotto possa continuare il suo cammino e anzi correre verso la meta.

 

Per l’oratorio succede qualche cosa di simile, come è già successo nella sua storia. Sono cambiati i tempi, come si dice; sono diverse le famiglie e diversi i ragazzi. L’oratorio quindi si è adattato alle nuove esigenze, ha cercato di accogliere le richieste, di essere attento alle aspettative di famiglie e ragazzi per continuare ad aiutare il cammino di ragazzi e adolescenti nel loro diventare grandi e rispondere alla loro vocazione.

 

Gli adattamenti si sono fatti un po’ per volta: gli spazi sono più moderni e più sicuri, gli orari sono più attenti alle esigenze, educatori e animatori hanno fatto corsi per prepararsi a nuovi compiti e affrontare nuove problematiche.

 

Ci sono però dei momenti in cui si deve mettere mano all’impresa un po’ più impegnativa e complessa di un ripensamento complessivo della proposta educativa dell’oratorio, del suo funzionamento, delle attenzioni per offrire un ambiente sicuro, sereno, di vero aiuto per l’educazione cristiana di ragazzi e adolescenti, per la scelta personale di fede e per l’inserimento costruttivo nella comunità cristiana.

In questo cambiamento d’epoca sembra necessario fermarsi un poco per riflettere, discernere e orientare il processo di dare futuro agli oratori della nostra diocesi. All’impresa coraggiosa non bastano gli specialisti, non servono i nostalgici e i lamentosi, non si possono invitare quelli che l’oratorio non sanno neppure dove sia né quelli che lo scambiano per un campo di calcio. Perciò sono chiamati a dare il loro contributo tutti coloro che condividono la vita e la missione delle comunità cristiane del territorio e sono disponibili a dedicarsi a disegnarne il futuro.

Incoraggio perciò tutte le comunità cristiane a partecipare con impegno, intelligenza, lungimiranza, critica costruttiva alla riflessione condivisa sugli oratori, dal titolo “Oratorio 2020”, secondo le indicazioni che la FOM si fa carico di fornire e di raccogliere.

 

È venuto il momento di cercare un paio di scarpe nuove: abbiamo infatti un lungo cammino da percorrere e vorremmo essere attrezzati perché lo slancio non si stanchi e la gioia non si spenga, ma piuttosto cresca lungo il cammino il nostro vigore.

 

Buon lavoro! Buon cammino!

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