Palermo. Nasce «Ragazzi Harraga», una casa per i minori soli

Nel progetto, coordinato da Ciai, hanno creduto diverse fondazioni bancarie. «Così facciamo anche scuola di cittadinanza e combattiamo le cosche»

Harraga sono ragazzi che vengono dall’altra riva del Mediterraneo. Da soli, senza visti né protezione, per andare in cerca di futuro. Raus, vent’anni, aveva in mente la Libia dove i ghanesi come lui trovavano lavori duri ma riuscivano a mandare a casa i soldi per aiutare le famiglie. Poi nel 2016 le cose si sono messe male e ha dovuto prendere un barcone per sfuggire ed è sbarcato in Italia. «Non sapevo nulla della Sicilia – racconta – ma non avevo scelta, la strada del Sud era bloccata e restare in Libia era pericoloso». A Palermo ha trovato un buon centro di accoglienza per minori non accompagnati dove ha imparato l’italiano e si è inserito, ma a 18 anni ha dovuto lasciare il centro per andare sei mesi in uno Sprar, il Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati. A volte un burocrate spedisce lontano, cancellando tutti i contatti e i ragazzi rischiano di perdersi per strada. Per dare una casa e aiutare a inserirsi, per questi neo maggiorenni è stato lanciato lunedì a Palermo il progetto ‘Ragazzi Harraga’ da una rete di associazioni con capofila il Ciai, che si occupa di adozioni internazionali e la cui presidente Paola Crestani spiega: «Oggi il problema dei minori non accompagnati è drammatico. Abbiamo sentito il dovere di dare loro una casa». Il ruolo del Comune nel progetto lo dice Peppe Mattina, assessore alla Cittadinanza ed ex vicedirettore Caritas. «Siamo facilitatori perché creare comunità è l’unico modo di vincere la sfida con chi alza i muri». La bontà del progetto Palermo è confermata dal garante metropolitano dei minori, Lino D’Andrea: «In comunità sono accolti 400 minori che fanno corsi e tirocinii».

«Con buoni risultati – conferma Chiara Buonamente, direttrice dell’Hotel Palazzo Sitano dove 3 ragazzi del progetto stanno svolgendo tirocinii con borse lavoro – hanno voglia di imparare, hanno attra- versato il deserto e visto l’inferno. Noi li facciamo crescere, insegnando loro un mestiere». Uno di loro, Gando, 18 anni, arriva dalla Guinea: «All’hotel preparo le colazioni dalle sette alle undici, ho studiato italiano e voglio frequentare un corso di ristorazione». In questa rete eterogenea hanno creduto diverse fondazioni bancarie (Fondazione con il Sud, Fondazione Cariplo, Crt, Compagnia di San Paolo, Cassa di Risparmio di Cuneo, quella di Padova Rovigo e Monte dei Paschi con il sostegno di Enel Cuore, Poste Insieme, Sodalitas e Altran) finanziando il progetto. La casa che accoglie gli ex harraga ha otto posti e si trova nell’oratorio Santa Chiara dei Salesiani, all’Albergheria, in pieno centro storico. Il piano prevede la trasformazione di parte dell’antico complesso monastico in comunità alloggio e foresteria. «Luogo scelto – spiega Lorenzo Volpe, direttore della comunità salesiana – perché da sempre è l’unico punto di aggregazione di un quartiere povero. Un secolo fa nasceva qui un centro di formazione professionale per giovani, trent’anni fa il primo ambulatorio per migranti. Ora c’è la comunità alloggio per aiutare chi sta tentando di inserirsi con grandi sacrifici». La casa simboleggia lo spirito della nuova stagione di Palermo, capitale della cultura e dell’accoglienza. Lo racconta, camminando per le viuzze dell’Albergheria Alessandra Sciurba, ricercatrice e coordinatrice del progetto per Ciai. Aveva 13 anni nel 1992 quando Leoluca Orlando installò un impianto di illuminazione in strade che la mafia teneva chiuse. «Ci andavamo con gli amici per sfida – racconta – oggi vogliamo riappropriarcene facendole rinascere». Alessandra segue i migranti anche alla clinica legale che ha raccolto le denunce sulle torture subite in Libia e conosce uno ad uno i ragazzi del progetto.

«Oggi l’impegno antimafia è sociale. Lavoriamo per l’integrazione con loro. Con i corsi tenuti dal Cesie (Centro studi e iniziative europeo, ndr )con i facilitatori, ragazzi poco più grandi con identico percorso, valorizziamo le capacità espressive e facciamo scuola di cittadinanza». Carmelo Pollichino, responsabile di Libera Palermo, ritiene strategico il progetto: «Sui giovani del quartiere la mafia esercita un potere attrattivo, offre guadagni e appartenenza. Non a caso, a Palermo, Cosa Nostra usa la mafia nigeriana come manovalanza. Impegnarsi con i migranti toglie potere alle cosche». I primi ambulanti a ribellarsi al pizzo, l’anno scorso erano del Bangladesh. Qualcosa di nuovo cresce in queste vie meticciate.

“Avvenire.it”

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