L’epidemia. Congo, vaccino sperimentale contro l’ebola

È cominciata la somministrazione del vaccino contro l’ebola, testato in trial limitati durante l’epidemia in Guinea e non ancora autorizzato. Già 25 i morti

Una donna si lava le mani con i detergenti forniti dall'Oms, a Mbandaka nel nord-ovest della Repubblica Democratica del Congo (LaPresse)

PH: Avvenire.it

 

Per fermare l’epidemia di ebola che si sospetta possa aver ucciso già circa 25 persone nella Repubblica democratica del Congo, si tenta la via del vaccino sperimentale. Più di 4 mila dosi sono state inviate in loco dall’Organizzazione mondiale della sanità e seguirà un altro lotto. Il programma è di cominciare la campagna di immunizzazione dagli operatori sanitari e dagli addetti delle pompe funebri – che sono in prima linea nel contatto con eventuali contagiati – per poi estenderla a più di 500 persone che potrebbero essere venute a contatto con chi è stato infettato dal virus, in una cosiddetta “vaccinazione ad anello”.

Il vaccino che verrà utilizzato è prodotto da Merck e non è ancora stato autorizzato. È stato testato per la prima volta in trial limitati durante la precedente epidemia di ebola che ha colpito l’Africa occidentale nel 2014-2016 e si è dimostrato efficace, come ha spiegato Michel Yao dell’Oms alla Bbc. Il vaccino, ha chiarito l’esperto, è stato testato in Guinea, dove «quasi tutte le persone» a cui è stato somministrato «non hanno contratto la malattia».

Nella Repubblica democratica del Congo sono stati segnalati circa 45 casi di ebola nell’epidemia cominciata a maggio, compresi 3 operatori sanitari. Il virus dalle zone rurali ha raggiunto un’area urbana nel Nord-Ovest del Paese, quella di Mbandaka, città di quasi 1,2 milioni di persone e importante snodo sul fiume Congo, dove secondo quanto riporta la Bbconline sarebbero stati confermati 4 casi. Da qui i timori espressi anche dall’Oms. La preoccupazione è che ebola possa arrivare ad assediare la capitale Kinshasa e i centri vicini.

Tuttavia, l’agenzia Onu per la sanità afferma di avere «forti ragioni per credere che l’epidemia possa essere messa sotto controllo». E in occasione della riunione di emergenza di venerdì scorso è stato anche precisato che «al momento non ci sono le condizioni» per dichiararla «un’emergenza di salute pubblica di interesse internazionale».

Quali sono le sfide che si profilano ora? Uno degli ostacoli più immediati alla campagna di immunizzazione è l’inaffidabilità della fornitura di energia elettrica nel Paese: il vaccino deve essere infatti conservato a una temperatura molto bassa (fra -60 e -80 gradi centigradi) ed eventuali interruzioni dell’elettricità sarebbero un problema. Le prime scorte di prodotto sono arrivate a Mbandaka e ora devono essere trasportate, attraverso aree densamente boschive, verso zone rurali remote dove sono stati segnalati molti casi.

Un ulteriore aspetto critico è che l’utilizzo del vaccino, non essendo ancora approvato, dipende dal consenso informato che deve essere firmato da tutti i pazienti. Quindi dovranno essere coinvolti dei traduttori per facilitare la comunicazione tra operatori sanitari e comunità locali.

Intanto cresce la paura nelle aree colpite dal virus. Secondo alcune testimonianze, le persone hanno persino smesso di stringersi la mano. Bar, ristoranti e uffici a Mbandaka hanno iniziato a fornire sapone e bacinelle d’acqua per far sì che le persone si lavino le mani come mezzo per prevenire la diffusione della malattia. E sembra anche che i funzionari stiano usando i pochi termometri a infrarossi disponibili nei porti fluviali della città per monitorare i viaggiatori e individuare eventuali persone con la febbre, attività che crea in qualche caso affollamenti e qualche protesta. Il ministro della Salute del Paese africano, Oly Ilunga, ha inoltre annunciato che tutta l’assistenza sanitaria nelle aree colpite dovrebbe essere gratuita. Per la Repubblica democratica del Congo si tratta del nono focolaio di Ebola.

“Avvenire.it”

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