La vita nuova non è destinata alle lacrime, ma alla conversione del cuore

Moltissimi fedeli hanno gremito il Duomo per il Pontificale di Pasqua presieduto dall’Arcivescovo che ha chiesto di accogliere «la grazia di un rinnovamento profondo» e ha invitato a pregare per i 2 operai morti stamani sul lavoro

 

 

PH. Chiesa di Milano

La storia nuova che è sempre possibile «per la novità di Pasqua che dà gioia, alimenta la preghiera, lascia la responsabilità di scrivere pagine inedite nel mondo».
In una radiosa giornata di sole, con il Duomo che si erge magnifico, si celebra “il vero giorno di Dio, radioso di santa luce”, come recita l’Inno del patrono Ambrogio.
È la mattina della Pasqua di Risurrezione del Signore e, tra le navate della Cattedrale, i Dodici Kyrie della Liturgia ambrosiana, i gesti liturgici, le tre Letture tratte dal Nuovo Testamento – attraverso pagine degli Atti degli Apostoli, della I Epistola ai Corinzi e del Vangelo di Giovanni – definiscono il senso della gioia e del partecipare a un nuovo inizio.
«La storia vecchia che, anche in noi battezzati rischia di essere ancora la nostra vicenda quotidiana, è conclusa, dobbiamo aprirci alla grazia di un rinnovamento profondo, di percorsi impensati, di orizzonti affascinanti», scandisce, infatti, l’Arcivescovo.
La storia vecchia è quella delle lacrime di «un’umanità che avverte l’irreparabile assenza di motivi per essere lieta»; su cui pesa la rivincita, come rimprovera Gesù ai discepoli. «È una storia che ci è venuta a noia, tante volte riscritta e sempre tragica: i servi sono diventati padroni e i poveri sono diventati ricchi, quelli che erano sottomessi hanno sottomesso gli altri. Ma dov’è la giustizia? Dov’è la pace? Dov’è il bene per tutti?».
E, poi, un terzo tratto del “vecchiume”, per usare un’espressione di Delpini stesso: «La frenesia di vivere il tempo per conseguire dei risultati, l’impazienza che è fatta di inquietudine».
Se «chi rimane imprigionato in questa storia invecchia lui stesso», per ognuno c’è la possibilità di un principio di novità annunciato proprio dalla Pasqua: disporsi ad accogliere lo Spirito del Risorto che il Padre manda nel cuore dei credenti.
«La storia nuova si scrive se ci sono uomini e donne nuovi. Vivere in attesa del compimento della promessa significa recuperare la stima di sé ricevendo lo Spirito senza sottovalutarsi, pur nei limiti e nelle fragilità di ciascuno».
Da qui una seconda novità di Pasqua che Delpini definisce attraverso la vicenda della conversione di san Paolo «chiamato da persecutore a diventare apostolo».
«La storia nuova inizia con la grazia che ci rende, con la conversione, persone diverse. Per questo stiamo celebrando questa Solennità, perché vogliamo dire basta alle lacrime, alla rivincita e all’impazienza e aprici ad essere figli di Dio disponibili alle sue opere».
L’invito è a pregare per i morti dell’incidente sul lavoro avvenuto, nemmeno un’ora prima, a Treviglio in un’azienda di mangimi Tragedia avvenuta proprio nel giorno di Pasqua».

di Annamaria BRACCINI “Chiesa di Milano”.

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