Papa Francesco in Cile: non c’è gioia cristiana quando si chiudono le porte

Papa Francesco in Cile

Papa Francesco ha celebrato l’ultima Messa in terra cilena, a Iquique, nel nord del Paese ai piedi delle Ande: “Terra dei sogni”, stretta fra l’aridità del deserto e il blu del mare, Iquique ha accolto con gioia papa Francesco. La folla, con abiti e canti tradizionali, lo ha abbracciato nel Campus Lobito, l’area di 20 ettari dove celebra la Messa. Crocevia di popoli e culture per le sue spiagge, i siti archeologici, il deserto di Atacama, zona di negozi e turismo, Iquique è prima di tutto una città di migranti soprattutto da altri Paesi dell’America Latina.

Il Papa: non c’è gioia cristiana quando si chiudono le porte

“Questa terra è terra di sogni, ma facciamo in modo che continui a essere anche terra di ospitalità”. È l’invito del Papa per gli abitanti del Nord del Cile, incontrati nella messa a Campus Lobito.”Ospitalità festosa – ha puntualizzato Francesco – perché sappiamo bene che non c’è gioia cristiana quando si chiudono le porte; non c’è gioia cristiana quando si fa sentire agli altri che sono di troppo o che tra di noi non c’è posto per loro”.

Il riferimento del Papa è a questa “terra di sogni” (questo significa il nome Iquique in aymara), che “ha saputo ospitare gente di diversi popoli e culture che hanno dovuto lasciare i loro cari e partire”: “Una partenza sempre basata sulla speranza di ottenere una vita migliore, ma sappiamo che è sempre accompagnata da bagagli carichi di paura e di incertezza per quello che verrà”, l’ha definita Francesco. “Iquique è una zona di immigrati che ci ricorda la grandezza di uomini e donne”, l’identikit: “Di famiglie
intere che, davanti alle avversità, non si danno per vinte e si fanno strada in cerca di vita. Essi – specialmente quelli che devono lasciare la loro terra perché non hanno il minimo necessario per vivere – sono icone della Santa Famiglia, che dovette attraversare deserti per poter continuare a vivere”.

“Come Maria a Cana, cerchiamo di imparare ad essere attenti nelle nostre piazze e nei nostri villaggi e riconoscere coloro che hanno una vita ‘annacquata’; che hanno perso – o ne sono stati derubati – le ragioni per celebrare. E non abbiamo paura di alzare le nostre voci per dire: ‘Non hanno vino'”.

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L’invito di Francesco: come i servi della festa, portiamo quello che abbiamo

Si è conclusa con questo appello l’omelia dell’ultima Messa in Cile, celebrata al Campus Lobito di Iquique. “Il grido del popolo di Dio, il grido del povero, che ha forma di preghiera e allarga il cuore e ci insegna ad essere attenti”, le parole di Francesco: “Siamo attenti a tutte le situazioni di ingiustizia e alle nuove forme di sfruttamento che espongono tanti fratelli a perdere la gioia della festa. Siamo attenti di fronte alla precarizzazione del lavoro che distrugge vite e famiglie. Siamo attenti a quelli che approfittano dell’irregolarità di molti migranti, perché non conoscono la lingua o non hanno i documenti in regola. Siamo attenti alla mancanza di casa, terra e lavoro di tante famiglie. E come Maria diciamo con fede: non hanno vino”. 
“Come i servi della festa, portiamo quello che abbiamo, per quanto sembri poco”, il consiglio del Papa sulla scorta delle nozze di Cana: “Come loro, non abbiamo paura a dare una mano, e che la nostra solidarietà e il nostro impegno per la giustizia facciano parte del ballo e del canto che possiamo intonare a nostro Signore”. “Approfittiamo anche per imparare e lasciarci impregnare dai valori, dalla sapienza e dalla fede che i migranti portano con sé”, l’esortazione rivolta agli immigrati: “Senza chiuderci a quelle ‘anfore’ piene di sapienza e di storia che portano quanti continuano ad arrivare in queste terre. Non priviamoci di tutto il bene che hanno da offrire”. “E lasciamo che Gesù possa completare il miracolo – ha concluso Francesco – trasformando le nostre comunità e i nostri cuori in segno vivo della sua presenza, che è gioiosa e festosa perché abbiamo sperimentato che Dio-è-con-noi, perché abbiamo imparato a ospitarlo in mezzo a noi. Gioia e festa contagiosa che ci porta a non escludere nessuno dall’annuncio di questa Buona Notizia”.

L’incontro con i familiari delle vittime della repressione di Pinochet

Nel Santuario ‘Nuestra Senora de Lourdes’ di Iquique, Papa Francesco ha incontrato due familiari delle vittime della della dittatura Pinochet, che gli hanno consegnato una lettera. Il Papa si è soffermato con Hector Marin Rosset, presidente dell’associazione delle vittime della dittatura militare cilena. Suo fratello fu sequestrato il 28 settembre 1973 e morì lo stesso giorno a Iquique. “Papa Francesco, nelle sue mani metto la speranza di incontrare i nostri detenuti desaparecidos”, ha detto Rosset al Papa, aggiungendo di essere grato alla chiesa cilena per il suo grande lavoro di promozione e difesa dei diritti umani.
Nella lettera consegnata al Papa da Rossel i familiari raccontano al Papa la lotta per ritrovare i detenuti desaparecidos. Gli hanno chiesto poi di lanciare un appello alle forze armate e al governo del Cile per “collaborare in questa ‘crociata umanitaria’ che non ci permetterà di trovare la pace spirituale che tanto desideriamo”.

“Avvenire”.

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